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Sea Wacth, così Salvini ha fregato i giudici per evitare una nuova incriminazione: ecco i documenti esclusivi

Il ministero dell’Interno non avrebbe mai dato l’ordine di divieto di approdo e di sbarco dei 47 migranti a bordo della Sea Watch3, la nave umanitaria dell’ong tedesca battente bandiera olandese, ripartita ieri dopo 21 giorni di stop al porto di Catania, dove è rimasta bloccata per essere sottoposta a verifiche. La notizia è stata riportata da ‘Avvenire’, che ha pubblicato i documenti ufficiali del Viminale.

Il quotidiano dei vescovi ha riportato che, contrariamente a quanto affermato dal suo titolare Matteo Salvini, il ministero dell’Interno non ha vietato nemmeno lo sbarco dei minorenni, mentre la nave era alla fonda a Siracusa. E questo nonostante Salvini avesse ribadito più volte, sui social network e con dichiarazioni su vari media, che “in Italia i porti sono chiusi”. I documenti, ha sottolineato il quotidiano, suscitano domande sulla reale catena di comando che parte dal governo e arriva all’ultimo ufficiale delle Capitanerie di porto. Rispondendo a una ‘istanza di accesso civico’, la Direzione centrale dell’immigrazione presso il Dipartimento della Pubblica sicurezza, ha precisato che il dicastero “non ha prodotto e non detiene alcun provvedimento/comunicazione trasmesso alla nave Sea Watch”.

E non risulta siano mai partite indicazioni riguardo “provvedimenti in risposta alla richiesta di sbarco dei minori dalla Procura presso il tribunale dei minori di Catania”. È la risposta alla richiesta formulata dall’avvocato Alessandra Ballerini, firmata da Massimo Bontempi, direttore della Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere. Analoga istanza è stata depositata presso il ministero delle Infrastrutture, che però non ha ancora risposto.

Tecnicamente, dunque, il ministro Salvini non ha avuto alcuna responsabilità e, sempre dai documenti ufficiali, non compare alcuna traccia di un suo intervento. Secondo Avvenire nel caso in cui venisse avviata un’inchiesta sulle modalità di trattenimento dei migranti, rischierebbero di essere chiamati a risponderne non il Viminale, ma il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e il ministero delle Infrastrutture con i militari della Guardia costiera che coordinano gli interventi.

 

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