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Omicidio Marco Vannini, parlano i soccorritori: “Quella notte ci fu impedito di soccorrerlo”

Dopo le rivelazioni della vicina di Antonio Ciontoli, l’uomo condannato a 5 anni per la morte di Marco Vannini, Giulio Golia de Le Iene è tornato a Ladispoli. In un nuovo servizio il programma di Italia Uno ha portato alle luce, per la prima volta, le testimonianze dei primi soccorritori e per la prima volta del comandante della stazione dei Carabinieri di Ladispoli.

Nell’ultimo servizio del programma di Mediaset sono state mandate in onda le dichiarazioni di Ilaria e Christian, i due soccorritori che a causa delle bugie raccontate nelle telefonate al 118 sono giunti sull’ambulanza, oltre un’ora dopo lo sparo che ha ucciso il ragazzo. I due credendo alle parole dei Ciontoli i avevano attivato una normale procedura da codice verde. Anche perché mai, né Antonio né il resto della famiglia avevano mai parlato di un colpo d’arma da fuoco.

“Ci hanno detto che il ragazzo aveva un attacco di panico. L’abbiamo trovato sdraiato a terra, in stato di incoscienza. Io l’ho chiamato più volte – dice ancora Ilaria – Gli ho chiesto di tirare fuori la lingua se mi sentisse, lui l’ha fatto ma non riusciva a dire niente”. Insomma, al colpo di arma da fuoco nessuno accennava. Anzi, sempre secondo i due infermieri, Antonio Ciontoli avrebbe detto che con Marco stava scherzando su una partita di calcio quando “è scivolato, si è ferito con un pettine a punta ed è stato poi colto da un attacco di panico”. (Continua a leggere dopo la foto)

Non solo la famiglia della fidanzata di Marco ha mentito al 118 sulla vere condizioni del ragazzo ma nelle deposizioni i Ciontoli hanno riferito che, in quel momento, con i soccorritori ci fosse solo Antonio, loro sostengono una cosa ben diversa: “Ricordo perfettamente che erano tutti lì”, dice Christian. E poi Ilaria aggiunge: “A quel punto abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava, le condizioni di Marco non coincidevano affatto con un attacco di panico. Abbiamo cambiato il codice da verde a rosso”. (Continua a leggere dopo la foto)

 

Quella ferita non sembrava un foro di un proiettile: ”C’era un buchino piccolissimo, era pulito, quasi cicatrizzato, come una bruciatura di sigaretta. E Marco non era sporco di sangue – spiega ancora l’infermiera – Nell’emergenza esiste la golden hour, nella quale se si raccolgono tutte le informazioni si agisce per tempo. Questo a noi però è stato impedito”. Purtroppo, poco dopo le 3, Marco Vannini morirà in pronto soccorso. A ucciderlo, oltre al colpo d’arma da fuoco che gli ha trafitto il cuore, anche e soprattutto la montagna di bugie che è stata messa in piedi.

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