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ERGASTOLO A BATTISTI? FERMI TUTTI: L’ULTIMA PAROLA SPETTA AI GIUDICI

Il terrorista dei Pac, catturato in Bolivia, arriva diretto in Italia. Bypassato l’accordo col Brasile sull’ergastolo. Ma gli sconti di pena non sono esclusi

Le famiglie delle vittime chiedono giustizia. E dopo 38 anni è forse arrivato il momento per Cesare Battisti di pagare la sua pena.

Già, ma quanto durerà la permanenza del terrorista dietro le sbarre? In molti in queste ore si chiedono se e quali “sconti” l’ex latitante potrebbe sperare di ottenere con l’aiuto dei suoi legali.

Il terrorista rietra oggi in Italia, dopo la cattura in Bolivia e l’estradizione lampo verso Roma. Il primo punto da osservare è proprio questo. Il fatto che Battisti non sia stato catturato in Brasile ha in qualche modo “peggiorato” la sua situazione: bypassare lo “scalo tecnico” alla corte di Bolsonaro ha permesso di aggirare un accordo tra Italia e Brasile (siglato da Orlando) che prevedeva solo 30 anni di carcere invece dell’ergastolo.

Il fatto è che non è compito né del ministro dell’Interno né di quello della Giustizia decidere come sconterà la sua pena Battisti. “Non posso incidere sulle decisioni dei magistrati – dice oggi Bonafede – non dico loro cosa fare o no, e sono loro che decidono sulle misure di sorveglianza”. Il terrorista condannato per quattro omicidi potrà ottenere sconti di pena? Tecnicamente, non è da escludere.

In Italia esiste infatti una legge che impedisce ai condannati per terrorismo o mafia di chiedere benefici penitenziari. Il fatto è che la legge è entrata in vigore solo nel 1991 e Battisti è stato condannato prima di quella data. Dunque, sebbene il suo ergastolo sia “ostativo” (cioè che non prevede sconti), non è detto che la norma si possa applicare in questo caso. “Bisognerà quindi valutare se queste norme si possano applicare retroattivamente – spiega l’ex direttore degli Affari di Giustizia del ministero, Raffaele Piccirillo – Altrimenti valgono le regole sull’ ergastolo comune, che (se ce ne sono le condizioni, quali la buona condotta e il conseguimento dei risultati connessi con la riabilitazione) prevede l’accesso ai benefici penitenziari”.

Per ora Battisti dovrebbe finire a Rebibbia in una cella di massima sicurezza, forse in isolamento. Poi sarà a disposizione dei magistrati di Milano. Quando il tribunale in futuro dovrà decidere come gestire il terrorista dei Pac, non è escluso che tenga in considerazione il fatto che oggi ha 64 anni. Dunque, quando sarà un po’ più anziano, se i giudici del tribunale di sorveglianza lo riterranno opportuno potrebbe anche ottenere “permessi premio” per uscite brevi da carcere. Come spiega il Corriere, questo sarà possibile solo dopo 10 anni di pena detentiva effettiva. Tecnicamente potrebbe essere possibile anche la “semilibertà”, ma dopo 15 anni. Stesso discorso per la “libertà condizionale“, ma in questo caso servono almeno 26 anni di carcere prima di potervi accedere. Sia per i permessi premio che per la libertà condizionale i tempi di attesa potrebbero abbreviarsi grazie alla “liberazione anticipata“, un calcolo secondo cui dal totale della pena vengono scontati 45 giorni ogni sei mesi che il detenuto passa dietro le sbarre.

Forse non accadrà nulla di tutto questo. Ma anche chi 38 anni fa lo aiutò ad evadere dal carcere, oggi ne è certo: “Battisti non rimarrà a lungo in galera”.

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