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IL TOBLERONE DIVENTA ISLAMICO! Dalla Svizzera l’ultima follia: così si piegano al Corano per fare ancora più soldi

di Stefano Piazza per Libero

Si è saputo solo qualche giorno fa che nell’ aprile scorso è caduto anche l’ ultimo bastione della svizzeritudine: Il Toblerone. La famosissima barra di cioccolato onnipresente in tutto il mondo è diventa “halal” ossia islamicamente pura. La multinazionale americana Mondelez International Inc. ha confermato in una nota che la scelta è stata dettata dal fatto che «il 97% del nostro fatturato è prodotto dalle vendite all’ estero».

Parliamo di un gigante dell’ industria alimentare che, con i suoi 100.000 dipendenti in più di 80 Paesi, ha nel suo portafoglio i brand di snack e dolciumi della ex Kraft Foods Inc. la quale, nel 2012, fatturava ben 37 miliardi di dollari.

Il cibo “halal” è quello che è consentito mangiare secondo i rigorosi precetti scritti nel Corano e dagli Hadit, la raccolta dei detti e delle gesta che sono state attribuite al Profeta Maometto. Per contro la parola “haram”, anche nell’ alimentazione così come negli abiti, nel comportamento o nel modo di verbalizzare dei musulmani, indica ciò che è vietato, quindi come scritto nel Corano; «O uomini, mangiate ciò che è lecito e buono» e quando va male sono guai.

I PRECEDENTI
Ne sanno qualcosa gli inglesi della Cadbury, che nel 2014 dovettero ritirare da tutti i punti vendita della Malaysia due loro importanti prodotti: il Dairy Milk Chocolate alla nocciola e Dairy Milk Chocolate alle mandorle. Qualcuno disse che nei cioccolatini era stata rilevata la presenza di tracce di carne suina. Con quasi due miliardi di musulmani nel mondo, il business “halal”, sta raggiungendo numeri spaventosi e le maggiori aziende che operano nel campo alimentare vanno a caccia di questi nuovi e affamati clienti. Il Food and Beverage “halal” genera un fatturato globale di circa 2mila miliardi di dollari ma non solo, i cosmetici halal nel 2017, solo negli Usa, hanno generato un fatturato di 400 milioni di dollari. Così come accaduto altrove, anche i produttori del famoso Toblerone svizzero si sono messi in fila e si sono fatti “certificare”. La ricetta originale secondo Mondelez, proprietaria del Toblerone, non è stata modificata, «ma gli ingredienti e la produzione sono stati adattati». Ma cosa vuol dire adattati? Sono stati eliminati i possibili contatti con la carne di maiale o i suoi derivati, oppure gli alcolici che sono haram (proibiti). Ma non finisce qui, le fabbriche che producono il Toblerone verranno ispezionate regolarmente dagli imam in modo da garantire il rispetto delle regole.

Per poter dichiarare che il proprio prodotto è halal, occorre aderire alle norme etiche ed igienico sanitarie della legge e della dottrina dell’ islam, cioè alla Sharia.

I CERTIFICATORI
Quindi un prodotto sarà da considerarsi come halal solo se tutta la catena produttiva viene coinvolta nella produzione. Dalla fase dell’ acquisto delle materie prime a tutti i processi di trasformazione, durante lo stoccaggio nella logistica interna ed esterna e in tutti i passaggi che lo porteranno infine sui mercati internazionali.

Se il mercato dei prodotti halal ha una crescita enorme e non conosce confini, lo stesso si può dire dei suoi “certificatori” ad esempio quelli della “Halal Certification Service” con sedi in Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e guarda caso in Svizzera. Autentico globetrotter dell’ azienda e direttore a quanto afferma sui suoi social network è il libanese-brasiliano salafita Ali Hachar il quale però non appare nel registro di commercio dell’ azienda.

 

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