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LA FIGURACCIA DI MENTANA: COSI’ SBRAITA CON CHI SCOPRE CHE IL SUO NUOVO GIORNALE E’ PIENO DI RACCOMANDATI ROSSI E LECCAPIEDI VARI DI SINISTRA

di Matteo Brandi (matteobrandi.it)

Enrico Mentana è in procinto di lanciare il suo giornale online OPEN. Avendo letto i nomi (e i curricula) dei giornalisti arruolati nella redazione, non è difficile inquadrare quale sarà il taglio che il direttore del Tg La7 darà alla sua creatura.

Tra veri e propri militanti di sinistra, penne piddine e “debunker” boldriniani, si prospetta un’altra voce allineata agli stessi mantra che ci tocca sorbire ogni giorno a reti unificate. Il tutto spacciato abilmente come iniziativa giovane ed innovativa. Per capirci: sarebbe come aspettarsi una disamina imparziale sul fenomeno migratorio dalla penna di Emma Bonino in persona.

Così, il 15 Dicembre, scrivo questo tweet:

tweet_OPEN

La sera dello stesso giorno, mi arriva un messaggio da un mio amico: “Matteo, guarda qui!”. Apro l’immagine allegata e sgrano gli occhi incredulo: Enrico Mentana ha appena fatto uno screen al mio tweet e l’ha caricato sul suo profilo Instagram, commentando con “Già un autorevole candidato al premio Capiss Nagott 2018”.

Una delle persone più influenti e seguite del web pesca un tweet di uno sconosciuto per “blastarlo” senza contraddittorio.

Invece di commentare sotto al mio tweet, invece di contestarmi nel merito e provare a confutare ciò che avevo scritto, invece di chiamarmi in causa personalmente, Mentana decide di mettermi davanti alla sua claque. La quale mi ricopre immediatamente di insulti, animata dall’odio viscerale verso chiunque metta in discussione il sommo Chicco. Trasformata in mera immagine, il mio scritto finisce nella morsa della gogna, alla mercè del lancio di pomodori.

La mia prima reazione è la rabbia. Mi sento gettato in un’arena, sommerso dai fischi, tanto fragorosi da non permettermi neppure di rivolgermi all’organizzatore dei giochi, seduto infastidito sul suo alto scranno. Non c’è dialogo, non c’è confronto. C’è solo bile e scherno, all’indirizzo di un perfetto estraneo usato come punchball.

Tra le tante cose, vengo accusato di essere stato io stesso ad aver cercato i miei “10 minuti di fama, generosamente concessi dal Direttore”. Qui il link al post di Mentana su Instagram, dove potete godervi i commenti democratici e pacati dei suoi adepti.

Decido di rispondere prima sotto il suo screen su Instagram, ribadendo ogni mia singola parola:

instagram-mentana-brandi

E poi con una lettera sul mio profilo Facebook, che riporto qui sotto.

Caro Enrico Mentana,

Stasera il sottoscritto ha espresso la sua libera opinione, in un Tweet, sul progetto online che lei intende lanciare: OPEN. Un giornale che, dati i nomi della futura redazione (nonché la sua presenza come direttore) farà da megafono ai dogmi globalisti che ben conosciamo. Europeismoimmigrazionismoguerra alle identitàtrionfo della finanza sull’economia e dell’economia sulla politica,anti-italianità e fede cieca nel There Is No Alternative.

Lei ha preso lo screen del mio Tweet, lo ha caricato su Instagram e l’ha dato in pasto ai suoi tifosi sfegatati. Per i quali sono diventato automaticamente “fascista”, “analfabeta funzionale” e “webete”. Il nuovo “ignorante” che viene “blastato dal Direttore”. Una trancio di carne gettato in una vasca di Piranha dal padrone dell’acquario.

Ma non è stato tanto questo a colpirmi.

Lei su instagram ha 270mila follower, io poco meno di 500. Su Facebook ha una pagina seguita da 1 milione di persone, io ho un profilo con circa 3000contatti. Lei è una rockstar (purtroppo) del giornalismo italiano, io un perfetto sconosciuto.

Eppure è bastato che i suoi occhi (chissà come) si posassero sulle mie parole per farle perdere le staffe ed agire come il più ridicolo, infantile e complessato deibulleti di quartiere. Ha usato i suoi numeri contro di me senza neppure rivolgersi personalmente al sottoscritto. Anzi, mi ha chiamato ironicamente “autorevole”, sottolineando proprio la distanza siderale, in quanto a notorietà, tra me e lei.

Tuttavia io, l’autorevole signor nessuno, non ho problemi a ripeterle cosa penso della sua persona.

A differenza delle fanatiche legioni di suoi seguaci, non la considero un grande giornalista. Anzi, a ben pensarci, non la considero neppure un giornalista. Per me lei è solamente un abile cerchiobottista che ha saputo tenersi sul filo del rasoio, non per imparzialità, bensì per convenienza.

Non ricordo una sua presa di posizione che non fosse, puntualmente, allineata al pensiero unico sui temi vitali per il paese. Lei è una rassegna stampa vivente di tutti i giornaloni italiani, triturati e risputati a velocità ipersonica. Una mitragliata di convenzionalismo che falcia ogni possibile critica al sistema vigente.

In quanto al modo con cui “blasta” chi la critica, lo trovo puerilearrogante e in linea con la sua insipienza giornalistica. Uno stile irresistibile agli occhi di chi èallergico al confronto democratico.

Ma l’essere finito nella sua lista di “blastati”, l’esserci finito in questo modo assurdo poi, è per me motivo di vanto. Una medaglia inaspettata.

Nel ringraziarla, Direttore, le lascio un consiglio: la prossima volta che viene colpito in pieno, abbia l’accortezza di nasconderlo meglio. Perché quella coda di pavone che si ritrova, a ben vedere, sembra fatta di paglia altamente infiammabile.

Con immutata disistima,

l’autorevole Matteo Brandi

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