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L’ultima folle idea di Bruxelles? 4 nuove tasse per pagare l’accoglienza ai migranti

L’ultima idea per una “riforma” dell’Europa porta la firma di Thomas Piketty, famoso per aver vergato “Il capitale del XXI secolo”.

Il suo (e di altri) manifesto per “democratizzare” l’Ue è stato lanciato online e diversi giornali internazionali nei giorni scorsi hanno ospitato un intervento del noto economista sull’ambizioso progetto per “salvare l’Ue da se stessa”. I firmatari sono sociologi, economisti, professori universitari di tutto il Vecchio Continente. Tra loro anche Massimo D’Alema e Miguel Gotor, ex senatore del Pd.

“Il nostro continente – si legge nel manifesto – è intrappolato tra i movimenti politici il cui programma è limitato alla caccia agli stranieri e ai rifugiati, da un lato. E dall’altro, partiti che pretendono di essere europei, ma che in realtà continuano a considerare che il duro liberalismo e la diffusione della concorrenza a tutti (Stati, imprese, territori e individui) sono sufficienti per definire un progetto politico”.

Per Piketty l’Ue si trova di fronte ad alcuni indiscutibili problemi: si va dai “sottoinvestimenti strutturali nel settore pubblico” all'”aggravamento delle disuguaglianze sociali”, passando per “l’accelerazione del riscaldamento globale” e dalla “crisi nell’accoglienza di migranti e rifugiati”. Analisi legittima, per carità.

Quello che colpisce è però la soluzione prospettata dai firmatari. “Se l’Europa vuole riconquistare la solidarietà dei propri cittadini – scrivono – potrà farlo solo dimostrando concretamente di essere in grado di stabilire una cooperazione tra europei e facendo in modo che coloro che hanno tratto vantaggio dalla globalizzazione contribuiscano al finanziamento dei beni pubblici che oggi in Europa sono gravemente carenti. Ciò significa far sì che le grandi imprese contribuiscano in misura maggiore delle piccole e medie imprese e che i contribuenti più abbienti paghino in misura maggiore dei contribuenti più poveri”. Tradotto: una patrimoniale europea.

Ed è infatti proprio sul bilancio Ue che si concentra la proposta di Piketty e compagni. L’idea è quella di creare “un budget europeo per la democratizzazione” e poi istituire una “Assemblea europea sovrana”. Direte: non c’è già l’Europarlamento? Sì, ma questo consesso sarebbe differente. Sarebbe formato da un’alta percentuale di parlamentari nazionali (80%), una minoranza di esponenti del Parlamento Ue (20%) e dovrà dialogare con l’Eurogruppo (mantenendo “l’ultima parola”). “Le elezioni nazionali saranno di fatto trasformate in elezioni europee – spiegano gli ideatori – I membri eletti nazionali non saranno più in grado di trasferire semplicemente la responsabilità a Bruxelles e non avranno altra scelta che spiegare agli elettori i progetti e i budget che intendono difendere nell’assemblea europea”. Il tutto senza modificare i Trattati Ue. L’obiettivo finale è quello di discutere e votare il suddetto “budget per la democratizzazione” e imporre così nuove tasse.

Questo bilancio “parallelo” verrebbe infatti “finanziato da quattro importanti imposte europee” che si applicheranno “ai profitti delle grandi imprese, ai redditi più alti (oltre € 200.000 all’anno), ai maggiori proprietari di patrimoni (oltre 1 milione di euro) e alle emissioni di carbonio (con un prezzo minimo di 30 € la tonnellata)”. Il budget dovrebbe essere fissato al 4% del Pil e, oltre a pagare “la ricerca, la formazione, le università europee” e “un ambizioso programma di investimenti”, dovrebbe assicurare anche “il finanziamento dell’accoglienza, dell’integrazione dei migranti e il supporto di coloro che sono coinvolti nella realizzazione di questa trasformazione”. Infine, se resta qualche spicciolo, potrebbe “lasciare agli Stati membri un certo margine di bilancio per ridurre l’imposizione fiscale regressiva che grava sui salari o sui consumi”.

I firmatari si auspicano che tutti i “paesi dell’Unione europea” aderiscano “senza indugio”, ma in teoria potrebbe essere “adottato e applicato” anche da un “sottoinsieme” di Stati. Cioè da un gruppo ristretto (e magari senza l’Italia). Chissà se sarà così: forse i governi ci penseranno pure. Dubitiamo però che folle di cittadini s’accalchino in massa inneggiando alle quattro nuove gabelle sovranazionali.

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