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Caso Cucchi, finalmente Carabiniere confessa quello che tutti sapevano: così è stato pestato a morte dai colleghi in servizio

Svolta nel processo Cucchi. Uno dei tre militari imputato di omicidio preterintenzionale chiama in causa due colleghi

Il carabiniere Francesco Tedesco, uno dei cinque imputati nell’omicidio di Stefano Cucchi, ha confessato il pestaggio del 31enne morto sei giorni dopo l’arresto all’ospedale Sandro Pertini di Roma e ha “chiamato in causa” in questa storia anche i suoi colleghi dell’Arma Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, accusati con Tedesco di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità.

Tedesco, quindi, tira in ballo per la prima volta – per quanto riguarda il pestaggio – due suoi colleghi e accusa il maresciallo Roberto Mandolini e il carabiniere Vincenzo Nicolardi di essere stati a conoscenza di quanto avvenuto. La notizia la dà nel corso dell’udienza il pm Giovanni Musarò che, davanti alla prima Corte d’Assise, rivela come, “il 20 giugno scorso, Francesco Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio”. Sulla base di questo atto, il rappresentante dell’accusa ha detto che è stato iscritto un procedimento contro ignoti nell’ambito del quale lo stesso Tedesco ha reso tre dichiarazioni.

“In sintesi – ha aggiunto il pm Musarò – (Tedesco, ndr) ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: Roberto Mandolini sapeva fin dall’inizio quanto accaduto, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro furono gli autori del pestaggio su Cucchi e Vincenzo Nicolardi, quando testimoniò nel primo processo, mentì perché sapeva tutto e ne aveva parlato in precedenza con lui”. I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che “è stata redatta una notazione di servizio – ha detto il pm – che è stata sottratta e il comandante di stazione dell’epoca non ha saputo spiegare la mancanza”.

Tedesco, quindi, tra luglio e ottobre è stato sentito tre volte dai magistrati. Ci arebbe anche questa nota di servizio da lui scritta su quanto accaduto a Stefano Cucchi e poi inviata alla stazione Appia dei carabinieri, ma che successivamente sarebbe sparita.

L’avvocato di Francesco Tedesco

“Oggi – ha dichiarato l’avvocato Eugenio Pini, difensore di Francesco Tedesco – c’è stato uno snodo significativo per il processo, ma anche un riscatto per il mio assistito e per l’intera Arma dei Carabinieri. Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l’Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente a intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell’immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo”.

La morte di Stefano Cucchi

Stefano Cucchi, era stato arrestato il 16 ottobre del 2009 e 6 giorni dopo era deceduto nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini per le gravi lesioni riportate. Immediatamente, era stata aperta un’inchiesta e per i tre militari che lo arrestarono l’accusa contestata dalla procura era quella di omicidio preterintenzionale, mentre altri due appartenenti all’Arma sono accusati di calunnia e falso.

Sotto processo per la morte di Stefano Cucchi ci sono Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, tutti imputati di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, Roberto Mandolini di calunnia e falso, e Vincenzo Nicolardi di calunnia.

Il commento di Ilaria Cucchi

“Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi”, scrive Ilaria Cucchi su Facebook.

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