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Immigrati, hanno fatto i conti: il personale dei centri di accoglienza? Ci costa una cifra mostruosa

Chissà cosa ne pensano i paladini della sinistra, i paperoni che protestano in maglietta rossa contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, degli oltre 976milioni – soldi pubblici ovviamente – che l’Italia spende per pagare il personale che lavora nei centri d’accoglienza. Probabilmente reputano la cifra troppo bassa. E dunque ci aspettiamo, visto il loro buon cuore, che scuciano altri soldi in prima persona. E che li tirino fuori con ancor maggior convinzione dopo aver letto il rapporto realizzato da “InMigrazione” secondo cui le gare d’appalto indette dalle 106 prefetture per l’apertura dei Centri d’accoglienza straordinaria (Cas) sono molto spesso farraginose, carenti, contraddistinte da ritardi su ritardi provocati dalla burocrazia che si traducono a loro volta in esborsi sempre maggiori. Insomma: è del tutto evidente che l’aver aperto le porte del nostro Paese a chicchessia ha prodotto un effetto domino devastante.

Ma per i milioni in t-shirt rossa il problema è chi siede al Viminale da poche settimane e sta tentando di rimediare all’irrimediabile. Il dossier ha preso in esame i bandi di gara per l’assegnazione di 178mila 338 posti per ospitare i richiedenti asilo nei centri d’accoglienza straordinaria sparsi da Nord a Sud, e che nel 2017 hanno rappresentato più del 90 per cento della capacità complessiva della cosiddetta prima accoglienza. Ci sono anche esempi positivi, certo, come i bandi indetti dalle prefetture di Rieti, Siena e Ravenna, ma le situazioni dei fanalini di coda Cosenza, Crotone e Firenze (toh, la città di Matteo Renzi) gridano vendetta.

Ma torniamo ai costi dell’accoglienza. Per i pasti, compresi quelli che i richiedenti asilo rifiutano perché dicono che sono poco vari e non rispecchiano la cucina della loro terra, spendiamo 733 milioni. Per i vestiti, le coperte e le lenzuola se ne vanno altri 269. Sotto la voce «pulizia e igiene ambientale» e «altro» (mediatori culturali, corsi e attività varie) ne partono più o meno 300. Questa montagna di soldi deriva dai famigerati 35 euro al giorno che lo Stato spende per l’accoglienza di ciascun profugo, vero o presunto che sia. Ed è proprio su questo esborso giornaliero che si concentra parte dell’analisi di Simone Andreotti, presidente di “In Migrazione”. «Se ci si propone di aprire una struttura più grande» dice «il finanziamento deve essere inferiore ai 35 euro. Se invece si vuole creare un progetto d’accoglienza diffusa in appartamenti, deve essere superiore. Quando si spendono fondi pubblici bisognerebbe porre la massima attenzione alla qualità dei servizi erogati e ridurre gli sprechi». In totale per il 2018 sono stati impegnati oltre 2 miliardi per l’apertura e la gestione dei centri d’accoglienza straordinaria, anche se ormai di straordinario non c’è più nulla, tutto è diventato ordinario ma mal gestito. Ci sono strutture sovraffollate e altre mezze vuote perle quali però i privati incassano comunque un sacco di soldi. E ora aspettiamo il commento delle magliette rosse.

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