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Benetton e Toscani senza vergogna! usano i migranti per vendere le magliette che fanno produrre dagli schiavi nel terzo mondo

Una doppia pagina, senza alcun commento. Solo la foto di un gommone con a bordo decine di migranti soccorsi dalla ong Sos Med, ritratti da Kenny Karpov. E in basso a destra, il marchio: United Colors of Benetton. La pubblicità provocatoria del gruppo, noto per le scelte radicali durante le campagne, scatena prima la reazione di alcuni leghisti veneti che invocano il boicottaggio del marchio trevigiano e poi del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Squallida”, viene definita dal vice-premier la doppia pagina comparsa lunedì sul Corriere della Sera. In un tweet, Salvini si interroga in un tweet: “Solo io trovo che sia squallido?”.

La campagna è stata ideata dal fotografo Oliviero Toscani, che a Radio Padova ha risposto alle polemiche: “Ho fatto vedere ciò che sta succedendo – ha spiegato Toscani – il problema è che una volta eravamo un Paese di brave persone, eravamo un Paese dell’onestàe della generosità. Purtroppo questo piccolo benessere, che non è stato neanche a disposizione di tutti, ci ha fatto diventare egoisti e devo dire anche abbastanza ottusi“.

Toscani ha parlato anche dell’idea del censimento dei Rom, lanciata lunedì da Salvini: ” “Secondo voi è da prendere sul serio? Ormai ha preso il posto di Crozza. Crozza ormai non ha più lavoro, poveretto, bisognerà fare qualcosa perché c’è Salvini che gli sta portando via lo spazio”. Poi la provocazione: “Per cosa Salvini potrebbe essere un buon testimonial? Per la carta igienica“, ha detto rispondendo ad una domanda dei conduttori del programma.

Toni Da Re, segretario della Lega Nord-Liga Veneta, invita a una sorta di boicottaggio: “Non comprerò mai più una sola magliettaBenetton”. A suo avviso, Toscani è ormai “la nostra cartina al tornasole: più lui è incazzato, più noi siamo certi di essere sulla strada giusta”. Il capogruppo in consiglio regionale veneto Nicola Finco dice di voler “capire se i dipendenti di Benetton all’estero, nei paesi in cui ha delocalizzato, sono pagati come gli italiani e perché ha portato grandi produzioni fuori confine” e invita il patron Luciano Benetton e Toscani a candidarsi perché è “troppo facile, perché hai quattro soldi, comprarsi una pagina di giornale”. Il collega leghista Luciano Sandonà suggerisce invece “a Benetton di portarsi qualche migrante in una delle sue belle ville”.

RICORDIAMO QUESTO SIMPATICO EPISODIO LEGATO A QUESTA INFAME AZIENDA

Stragi in Bangladesh, Benetton e Piazza Italia ignorano richiesta di risarcimento

Le due aziende italiane che si rifornivano nei laboratori tessili in cui sono morti oltre 1300 operai non hanno risposto all’invito delle organizzazioni a sedere ad un tavolo e parlare dei rimborsi alle famiglie delle vittime. “La persona che si occupa della questione è in viaggio ed è difficile contattarla” fanno sapere dalla griffe veneta

Non hanno risposto. Questa mattina a Ginevra si è cominciato a discutere dei risarcimenti per le vittime delle due stragi sul lavoro che hanno sconvolto il Bangladesh nell’ultimo anno: il rogo nella fabbrica tessile della Tazreen Fashion Limited e il crollo del complesso manifatturiero del Rana Plaza, entrambi nella capitale Dacca. Loro, Benetton Group e Piazza Italia, le due aziende italiane che si rifornivano in quei laboratori in cui la manodopera costa poco, le t-shirt niente e la vita umana ancora meno non hanno risposto all’invito delle organizzazioni a sedere ad un tavolo e parlare dei risarcimenti per le famiglie degli operai morti. Oggi e domani a Ginevra, sotto la supervisione dell’International Labour Organization, incrociano gli sguardi il sindacato internazionale IndustriALL Global Union e i rappresentanti delle 12 aziende che hanno deciso di assumersi le loro responsabilità: dalla britannica Primark alla francese Camaieu, dalla tedesca Kik Textilien alla canadese Loblaw. Dodici sulle 41 cui il sindacato e la Clean Clothes Campaign avevano lanciato l’appello. Per discutere dei 58 milioni di euro che dovrebbero risarcire le famiglie delle oltre 1.200 vite perse nelle due tragedie.

In Italia gli inviti erano arrivati a due società: Benetton e Piazza Italia. Capi con l’etichetta verde acceso della multinazionale veneta erano stati rinvenuti tra le macerie del Rana Plaza, il palazzo di 8 piani sede di decine di laboratori tessili che il 24 aprile si era sbriciolato a Savar, 25 km a nord est di Dacca, uccidendo almeno 1.133 lavoratori, morti per uno stipendio medio di 410 dollari l’anno. E Piazza Italia era tra gli acquirenti dei capi cuciti nella Tazreen Fashion Limited, fabbrica tessile distrutta il 24 novembre 2012 da un incendio che causò 112 vittime. Gli inviti erano partiti settimane fa. Ai marchi era stato chiesto di confermare la propria presenza entro venerdì 6 settembre. Benetton e Piazza Italia hanno risposto con il silenzio e non sono sulla lista dei partecipanti. Perché la griffe degli United Colors non ha aderito all’invito? “Guardi – la risposta che arriva da Ponzano Veneto, quartier generale della multinazionale – la persona che si occupa della questione è in viaggio ed è difficile contattarla. Le faremo sapere al più presto”.

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