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L’immigrato stupratore? Con questa ‘scusa’ il giudice gli regala uno scandaloso sconto di pena

Adelaide Pierucci per “il Messaggero

La vicenda si è chiusa con una condanna a quattro anni. Ma sullo sfondo resta l’ulteriore ferita di una gravidanza non voluta che la vittima, alcune settimane dopo i fatti, ha deciso di interrompere.

Su quello che è accaduto quella sera potrebbero aver influito anche le differenze culturali, capaci di scatenare la brutalità del ventitreenne bengalese, lavapiatti e all’apparenza mite, che una notte dello scorso settembre, ha agganciato con fare cortese in via Palestro una ventenne finlandese che ha subito accettato di farsi accompagnare a casa, pur non avendolo mai visto prima, gli ha dato un bacio, per poi finire brutalizzata dietro l’ angolo davanti al rifiuto di altre intimità, e qualche settimane dopo ad abortire il figlio della violenza. Una crudeltà che secondo i giudici vale una condanna a 4 anni e 4 mesi di carcere.

Prima il probabile equivoco dettato dalle «barriere culturali», poi «l’aggressione animalesca», è stata la ricostruzione della procura, che ha chiesto e ottenuto per il giovane bengalese, Khann Saddam, la pena, inflitta a termine di un processo in abbreviato. Una sentenza, per violenza sessuale aggravata, disposta ieri dal gup Flavia Costantini, a pochi giorni dalla requisitoria del pm Andrea Cusani.

Una sentenza che non ha soddisfatto appieno l’avvocato di parte civile, Angela Leonardi. «Francamente», ha dichiarato, «ritengo che la pena di 4 anni e 4 mesi sia bassa». «Sono state concesse le attenuanti che il pm nella sua requisitoria ha inteso richiedere ritenendo che esistano tra l’imputato e la parte offesa delle barriere culturali che ne giustifichino l’applicazione». «Fatto sta che la mia assistita», ha concluso, «anche se esula dal capo di imputazione, ha dovuto affrontare anche un aborto nel suo Paese per via della violenza».

LA RICOSTRUZIONE

Il primo punto controverso era legato al bacio prima dello stupro.

Ne parla la stessa vittima, 20 anni da compiere, a Roma come studentessa alla pari per una famiglia di Roma Nord. Si erano conosciuti alle 4 di notte davanti al pub Yellow Bar. «Hai bisogno di andare a casa? Ti accompagno io», si era offerto lo sconosciuto. La ragazza ha accettato subito, l’amica di lei non si è fidata. «Noi camminavamo», ha raccontato la vittima, «io ogni tanto chiedevo ma la macchina dov’è?

Alla fine mi dice: Sì, però se vuoi un passaggio, mi devi prima dare un bacio». «Prima ho detto di no», ha continuato la giovane, «poi ho visto che si è irritato, si era alterato allora ho pensato, ho pensato dico va be’, è un bacio non è poi così grave». E su domanda del pm dell’interrogatorio, Cristiana Macchiusi, perché lo avesse fatto, la ragazza ha risposto: «Ho pensato magari gli do un bacio e lui mi porta a casa».

Per il bengalese il bacio di una sconosciuta in una Roma semideserta deve essere sembrato l’apertura a una notte di libertà, così davanti ai successivi rifiuti ha innescato le violenze, definite dal pm, «animalesche», «come i randagi in strada». Nel frattempo la giovane finlandese ha deciso di lasciare Roma, l’Italia. «Segue una terapia psicologica e di questa vicenda non vuole più parlare», ha detto l’avvocato Leonardi. Nella sua città natale è conservato il feto, che sarebbe frutto della violenza. Per il legale è la prova del reato.

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