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Kyenge, ma quale raid razzista a casa sua! Era il suo vicino, esasperato per quelle abitudini incivili della sua famigliola!

Ci aveva messo poco, Cécile Kyenge, a dare la patente di razzismo all’Italia. E con lei, in una gara di solidarietà, tutta la sinistra e dunque tutta la politica italiana, o quasi. Già, perché quanto accaduto nella sua casa assomigliava a un raid razzista. Si era parlato di scritte xenofobe sul muro del suo giardino. Ma pare non fosse vero. Le avevano – questo sì – imbrattato le pareti dello stesso giardino con degli escrementi.

E la Kyenge, su Facebook, aveva puntato il dito, lasciando chiaramente intendere che si trattasse di un atto razzista: “L’apparente rilievo politico del gesto squalifica chi l’ha compiuto e ci sentiamo nell’obbligo di ribadire che il mio impegno politico è finalizzato alla ricerca della concordia, della pace sociale che si ottiene attraverso la convivenza pacifica. Nonostante il carattere particolarmente abbietto del gesto, continuerò a lavorare per il trionfo dei valori dell’amore su quelli dell’odio”. E se l’ex ministro parla di “apparente rilievo politico” è evidente che il riferimento sia al razzismo.

Riferimento che si fa ancor più evidente in un’intervista rilasciata a La Stampa di lunedì 16 aprile, dove riferendosi all’episodio la Kyenge afferma che “così è dura. Un conto è combattere un nemico che vedi, altra cosa è questa assenza piena di odio”. Odio, razzismo dunque. Il titolo dell’intervista è ancor più tosto: “Io, presa di mira dagli xenofobi perché esempio per i migranti”. Catenaccio: “L’ex ministra Cécile Kyenge dopo la casa imbrattata: Mi odiano in quanto donna, di colore e di successo“.

Peccato però che ora si emersa tutta la verità. E il razzismo non sembra c’entrare affatto. Una banale lite tra vicini. Quanto accaduto giovedì scorso a Gaggio in Piano, provincia di Modena, non sarebbe dettato da ragioni di odio politico ma…dalla cacca del cane della Kyenge. Un residente della frazione, sotto anonimato e consapevole dell’errore commesso – ha infatti ammesso di aver lanciato l’escremento del cagnolino dell’ex ministro. Esasperato dalle feci della bestiola, che a suo dire non verrebbero raccolte, dopo essersi imbattuto sulla pubblica via nell’ennesimo “regalino” dell’animale ha risposto al fuoco lanciando la cacca nel cortile della Kyenge. Una ritorsione, certo sbagliata, ma che nulla a che vedere col razzismo, il colore della pelle o le politiche di Cécile. Eppure la Kyenge non ci aveva messo più di un secondo a tacciare l’Italia di razzismo, quella stessa Italia dove lei è stata anche ministro.

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