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Auto elettrica, si risparmia per davvero? L’esperto sostiene di si

Paolo Lugiato, uno dei maggiori esperti di green economy in Italia, affronta il tema auto elettriche in Italia. Al recente Salone di Ginevra l’auto elettrica è stata protagonista indiscussa e i grandi player del mercato elettrico, come Enel, non hanno dubbi sul futuro green della mobilità. Ma la domanda degli automobilisti è principalmente una: l’auto elettrica conviene? “Mettendo da parte le forme di incentivazione, e quindi considerando solo l’investimento iniziale e i costi annui di gestione, i principali studi di settore dimostrano che oggi, in un arco temporale di dieci anni, il costo complessivo di un veicolo elettrico di media cilindrata per una percorrenza di 15mila km all’anno è superiore di circa il 15% rispetto a quello di un veicolo tradizionale”, informa Paolo Lugiato.

“Ma – aggiunge Paolo Lugiato – se si entra nel dettaglio dei numeri ci si rende conto che a far pendere l’ago della bilancia è solo il costo di acquisto, ancora più alto principalmente a causa dell’elevato costo delle batterie”. Va comunque considerato che, al contrario, le vetture elettriche sono molto più convenienti sia nei costi di manutenzione che nel costo del carburante.

“La manutenzione – spiega Paolo Lugiato – costa meno anche perché non essendoci gas di scarico il motore è più pulito e soggetto a meno rotture. Il minore costo del carburante invece è dovuto sia a una maggiore efficienza di un motore elettrico, sia al minore costo dell’energia elettrica rispetto alla benzina e al gasolio. Il motore elettrico è più efficiente di quello a combustione interna sia perché recupera energia viva durante la frenata e le decelerazioni del veicolo, nei fatti trasformandosi in una dinamo, e questo produce risparmi anche del 30%, sia perché non consuma nei casi di fermo, come semafori e traffico in coda”. Ragionamenti che, a prima vista, dovrebbero indurre a concludere su una minor convenienza. Ma non è così.

È lo stesso Paolo Lugiato a illustrare la tendenza: “A seconda del veicolo elettrico, tra il 30 e il 50% del suo costo è legato al costo delle batterie. La Cina, che tradizionalmente non è competitiva sui veicoli tradizionali, punta a produrre nel già nel 2022 il 65% delle batterie al litio a livello mondiale. Nei prossimi tre anni, quindi assisteremo, a una progressiva e significativa riduzione del prezzo delle auto elettriche, che renderà non più economiche le auto tradizionali, a combustibili fossili”. Non solo il prezzo, ma anche l’aspetto tecnico è in via di transizione. “In parallelo all’abbassamento dei prezzi, le batterie, grazie ai risultati della ricerca e sviluppo di questi anni, avranno anche una maggior autonomia e tempi di ricarica più rapidi, entrambi fattori importanti per chi acquista un’auto elettrica”, sottolinea Lugiato, manager del settore. Tutto ciò premesso, e in attesa di questi cambiamenti nel settore, qual è al momento la convenienza delle auto elettriche?

Su questo l’analisi di Paolo Lugiato investe le politiche pubbliche giacché – spiega – per compensare la minore convenienza è necessario lavorare su una politica degli incentivi intelligente. “L’Italia non ha attualmente in vigore incentivi all’acquisto del veicolo, mentre, su base regionale, ha adottato incentivi all’uso come, per esempio, l’esenzione dalla tassa della circolazione (che in alcune regioni è di cinque anni, in altre di tre, in altre ancora non esiste) o, su scala ancora più locale, l’esenzione dai costi di ingresso nelle Ztl o di parcheggio sulle strisce blu”. Come succede spesso in questi casi, uno sguardo al resto dell’Europa è utile. Ed è quello che fa Paolo Lugiato: “Se si estende l’analisi ai Paesi europei con maggior diffusione di auto elettriche si può osservare che il fattore critico di successo sembra essere la coesistenza di incentivi all’acquisto e di incentivi all’uso”.

“Quello che rileva è poi l’ammontare complessivo degli incentivi rispetto all’extra-costo che oggi un automobilista spenderebbe, in un orizzonte temporale di una decina d’anni, scegliendo un veicolo elettrico anziché uno a combustibile fossile. Mediamente in Europa gli incentivi coprono questo extra-costo, mentre in Italia sono meno della metà. È chiaro che questo ha un impatto, anche se per onestà va detto che nei vari Paesi, anche a parità di incentivi, si osservano livelli molto eterogenei di diffusione dei veicoli elettrici”, conclude l’esperto, Paolo Lugiato.

I limiti esposti in precedenza portano a una minore diffusione delle auto elettriche in Italia? I numeri ce li fornisce lo stesso Paolo Lugiato: nel 2017 in Italia sono state immatricolate 4.827 auto elettriche. Anche se l’incremento è significativo rispetto alle 2.819 dell’anno precedente, i dati sono ancora molto bassi. In termini relativi la quota di mercato delle auto elettriche in Italia è di poco superiore allo 0,1%, ed è mediamente circa un decimo degli altri Paesi europei. Il divario si allarga poi ulteriormente se il paragone viene fatto con i Paesi Europei “virtuosi”, come la Norvegia o i Paesi Bassi. Ma ci sono altri fattori da prendere in considerazione.

Su questo, è quasi un monito quello che arriva da Paolo Lugiato. Sicuramente la presenza di infrastrutture di ricarica. “Chiunque di noi, prima di acquistare un’auto elettrica, non può non tenere in considerazione la facilità di ricaricare il veicolo quando ne ha bisogno. A oggi in Italia si contano all’incirca 4.207 colonnine di ricarica in 2.108 postazioni”. Anche su questo il governo potrebbe fare di più? “In realtà il Ministero dei Trasporti ha definito dei target ambiziosi in termini di numero di punti di ricarica al 2020 e ha messo in piedi dei meccanismi di cofinanziamento molto interessanti e a mio giudizio più che adeguati per raggiungere gli obiettivi. Paradossalmente potrebbe avere un senso, nel breve periodo, pensare di convertire alcuni degli incentivi allo sviluppo delle infrastrutture in incentivi all’acquisto dei veicoli elettrici”, spiega Lugiato.

Anche perché – e non è certo da sottovalutare – i benefici sarebbero notevoli. Dopo avere con efficacia lavorato sulla riduzione delle emissioni grazie allo sviluppo delle energie rinnovabili, lo stadio successivo è rappresentato dalla combinazione tra efficienza energetica e diffusione dei veicoli elettrici. “Gli effetti dell’inquinamento sulla salute sono ovvi e minori emissioni di CO2 in atmosfera hanno un impatto diretto e misurabile sul numero di malattie, e quindi sui risparmi per il Sistema Sanitario Nazionale”, conclude il manager Paolo Lugiato.

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