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Dittatore, assassino e feroce fondamentalista? Accolto con tutti gli onori prima dal Papa, poi da Mattarella e Gentiloni

Il presidente turco Erdogan è arrivato in Vaticano. Roma blindata per l’arrivo del ‘sultano’. Aree off limits, bonifiche a tappeto, reparti speciali in campo per garantire la sicurezza di Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco temuto e corteggiato in ordine sparso da Oriente e Occidente. L’uomo che gioca in proprio molte delle partite chiave del Medio Oriente vedrà papa Francesco, Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni. E se con il pontefice la prospettiva sul mantenimento dello status di Gerusalemme è comune, i colloqui con il capo dello Stato e il premier serviranno a ribadire il fatto che “le relazioni bilaterali sono eccellenti” – come ha detto lo stesso Erdogan prima della partenza – ma difficilmente scalfiranno le sue certezze non negoziabili sulla necessità della ‘guerra’ ai curdi e sulle responsabilità dell’Unione europea in merito allo stallo dei negoziati di adesione di Ankara.

“Mi vergogno – ha commentato il leader della Lega Matteo Salvini – che l’Italia ospiti il rappresentante di un regime estremista sanguinario, di un Paese islamico nei fatti, dove la religione comanda sulla legge. La Turchia in Ue sarebbe il disastro. Vorrei vedere come voteranno i partiti, compresa Fi, la nostra mozione contro l’ingresso della Turchia in Ue”.

Una visita di sole 24 ore assieme alla moglie e ad alcuni ministri – Erdogan è atterrato ieri poco dopo le 19 a Fiumicino e ripartirà in serata -, ma la capitale è mobilitata come nei giorni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma nel marzo scorso quando, però, i leader a Roma erano una trentina.

Per proteggere il presidente turco dal rischio di attentati e tenere lontane le proteste annunciate sono stati mobilitati 3.500 agenti. All’interno della ‘green zone’ che va da San Pietro a piazza del Popolo fino al Colosseo e al Circo Massimo non saranno tollerati assembramenti, mentre i percorsi del corteo presidenziale rimangono riservati e i giardini di Castel Sant’Angelo si preparano ad accogliere un sit-in della rete Kurdistan Italia.

Le proteste sono già cominciate. Cinque cittadini curdi sono stati bloccati mentre tentavano di entrare in piazza San Pietro, all’Angelus, con bandiere curde. L’Associazione nazionale magistrati e la Federazione della stampa hanno inviato una lettera a Mattarella perché “venga posta attenzione alla questione dei diritti umani violati” in Turchia. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, chiede all’Italia di avere “la schiena dritta” di fronte a chi rappresenta un “regime sanguinario e spietato” e critica l’annunciata mancanza della rituale conferenza stampa. Matteo Salvini ritiene che “ospitare l’estremista turco Erdogan sia un vergognoso atto di sottomissione” e sottolinea che “con la Lega al governo la Turchia non entrerà mai in Europa”. Sull’ingresso di Ankara nell’Unione, Erdogan aveva già rilanciato in un’intervista alla Stampa, sostenendo che è l’Ue che “blocca l’accesso al negoziato” e che invece la Turchia desidera la “piena adesione”.

L’incontro con il Papa è “un’opportunità significativa per attirare l’attenzione sui valori umani comuni, l’amicizia e i messaggi di pace” e per discutere della “lotta contro razzismo e islamofobia”. Erdogan, parlando insolitamente dell’attacco di ieri a Macerata, ha affermato di considerare la xenofobia alla pari del terrorismo. Ma sul nemico numero uno, i curdi, non si discute nemmeno. All’aeroporto di Istanbul, prima di imbarcarsi per Roma, Erdogan ha fatto il bilancio dei “terroristi neutralizzati” dall’inizio dell’offensiva turca contro l’enclave curdo-siriana di Afrin il 20 gennaio scorso: 935 tra morti, feriti e prigionieri.

Al rapporto con l’Italia, invece, il presidente turco ci tiene: “Lavoriamo insieme per la pace e la stabilità nel Mediterraneo. Come alleati Nato, contribuiamo alla sicurezza reciproca”. Ed è convinto che i 20 miliardi di interscambio dell’anno scorso possono raddoppiare e già nel 2020 “puntiamo a 30 miliardi di dollari”. Di affari il ‘sultano’ parlerà domani nel tardo pomeriggio con i grandi gruppi italiani. Impregilo, Leonardo, Pirelli, Snam, Ferrero, Astaldi, probabilmente il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia vedranno Erdogan in un noto albergo del centro, suo quartier generale fin da stasera e rigorosamente blindato per tutti. A partire dalla stampa, che non avrà alcuna finestra per incontrare il leader turco in nessuno dei suoi appuntamenti romani.

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