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“Il Bilderberg dietro alle stragi di Stato in Italia”: quando Imposimato fu l’unico giudice a raccontare davvero la verità della “storia d’Italia” del dopoguerra

C’era il Bilderberg dietro alle stragi impunite, quelle degli “anni di piombo”. Lo rivela Ferdinando Imposimato, che da magistrato inquirente si occupò dei casi più scottanti, dal rapimento Moro all’attentato al Papa. A “inciampare” nella potentissima lobby politico-finanziaria mondiale, oggi accusata di pilotare l’euro-crisi per restituire il potere assoluto alle élite planetarie amputando la nostra sovranità democratica col ricatto del debito, fu il giudice Emilio Alessandrini, assassinato dai terroristi di “Prima Linea” nel 1979. Impegnato nelle indagini su piazza Fontana, Alessandrini “scoprì” il ruolo dell’allora oscuro Bilderberg trent’anni prima che il grande pubblico venisse a conoscenza della sua esistenza. Il più esclusivo club finanziario mondiale era direttamente responsabile delle stragi e della strategia della tensione, sostiene oggi Imposimato, che ha scovato documenti inediti, pubblicati nel libro “La Repubblica delle stragi impunite”.

 

 

Una rivelazione-choc, quella del presidente onorario della Corte di Cassazione: «La verità è ormai chiara: ci sono state complicità dello Stato, o di frammenti dello Stato, con la mafia e col terrorismo nero, e con la massoneria». Elementi «che erano poi fusi e armonizzati in questa organizzazione, manovrata dalla Cia», che in Italia si chiama Gladio e all’estero “Stay Behind”. Fino a ieri sarebbe stata fantascienza, aggiunge Imposimato, ma ormai si tratta di fatti accertati, e il problema è che “Stay Behind” esiste ancora. Negli anni ’70, «serviva a impedire la dinamica politica», cioè frenare lo spostamento dell’elettorato verso la sinistra. Attentati, bombe, stragi. «Hanno fatto tutto questo non per destabilizzare lo Stato, ma per rafforzare il potere: destabilizzare l’ordine pubblico per stabilizzare il potere politico». In tribunale è finita la manovalanza, ma i “mandanti” sono spesso rimasti nell’ombra. Specie quelli più insospettabili: i super-finanzieri del Gruppo Bilderberg.

Per la verità, nel Bilderberg si era imbattuto Emilio Alessandrini, in un documento del 1967 che Imposimato ha «ritrovato miracolosamente» e pubblicato nel suo libro sulle stragi impunite. Della famigerata cupola finanziaria si parla solo da qualche anno, da quando cioè la crisi planetaria è precipitata. Nel gruppo militano esponenti di primissimo piano dell’economia, della finanza e della grande industria, inclusi alcuni campioni della tecnocrazia europea come Monti e Draghi, già impegnati nelle nefaste strategie della Goldman Sachs. Se il governatore della Bce fa parte anche del “Gruppo dei 30”, massima lobby planetaria che infiltra le sedi intergovernative per influire sulla legislazione bancaria, Mario Monti è stato un dirigente della Commissione Trilaterale, il super-vertice permanente del potere mondiale in cui siedono gli uomini più influenti di UsaEuropa e Giappone. Totalmente in ombra, invece, il Bilderberg: persino l’ultima riunione a Roma è rimasta avvolta nella riservatezza, nonostante l’imbarazzo di molti vip italiani – da Monti in giù – dopo la pubblicazione dei loro nomi da parte di “Dagospia”.

«Può darsi pure che qualcuno di loro non sappia nulla – ammette Imposimato – però il Bilderberg fa queste cose qua. Cioè: governa il mondo e le democrazie in modo invisibile, in modo da condizionare il loro sviluppo democratico». Clamorosa la portata del documento che Imposimato ha scovato, tra le carte di Alessandrini: «Il Bilderberg scrive che è uno dei responsabili della strategia della tensione, e quindi anche delle stragi». Letteralmente: «Il Bilderberg responsabile delle stragi». Imposimato, osserva Simone Santini in un intervento per “Clarissa” ripreso da “Megachip”, «delinea il quadro di una verità storica ormai accertata ma, è necessario dirlo, che si fatica a tradurre in azioni politiche per affrontare il sistema di potereancora vigente in Italia». E così, aggiunge Santini, «l’“io so” pasoliniano appare esemplificato in maniera cristallina», grazie alla tenacia di un uomo come Imposimato e al coraggio di Alessandrini, che arrivò al Bilderberg più di trent’anni fa.

Niente di nuovo, peraltro, rispetto allo spietato memorandum stilato all’inizio degli anni ’70 dall’avvocato americano Lewis Powell, che la Camera di Commercio degli Stati Uniti incaricò di organizzare la storica riscossa del grande capitale e restituire il potere alle élite dopo due secoli di rivolte, rivoluzioni e riforme democratiche. «In confronto – dice Paolo Barnard – persino la mafia rappresenta una minaccia minore: le mafie sono anzi una semplice funzione di quel potere». Obiettivo: revocare i diritti del lavoro svuotando la democrazia. Come? «Disabilitando i sindacati e i partiti di sinistra», ormai ridotti a stampelle del potere unico che domina l’Occidente, e che in Europa è incarnato dalla Commissione Europea. Con Maastricht, si toglie agli Stati la sovranità monetaria, col Trattato di Lisbona si neutralizzano le Costituzioni democratiche nate dall’antifascismo, e col Fiscal Compact e il pareggio di bilancio si disarma completamente ogni governo, ormai costretto a spremere i cittadini con le tasse tagliando welfare, servizi sociali, pensioni, stipendi, diritti, scuole e ospedali. Fino al caso-limite dell’Italia “commissariata” da Monti, che esegue gli ordini del super-potere.

Quello che ancora non si sapeva è che il massimo salotto mondiale della finanza, il Bilderberg, non esitò a farsi complice della strategia della tensione, seminando sangue innocente nelle piazze italiane. Già allora erano loro, i professionisti della paura, a terrorizzare i cittadini che si erano illusi che il benessere dello stato sociale e i diritti del lavoro fossero acquisiti una volta per tutte. Errore: il “vero potere” aveva dichiarato guerra alla democrazia, ed era pronto a tutto. Caduto il Muro di Berlino, l’accelerazione si fa drammatica: spazzata via con Tangentopoli la vecchia classe dirigente, anche l’Italia entra docilmente nel recinto dell’Eurozona, il capolavoro egemonico della grande finanza che sogna la privatizzazione degli Stati e dei beni comuni. A quanto pare, il piano prosegue senza intoppi: l’Italia ha di fronte un collasso storico, imposto dalla maxi-stangata del Fiscal Compact, ma sembra che il pericolo venga completamente ignorato da centrodestra e centrosinistra, le comparse che si candidano alle elezioni. E le uniche due forze di opposizione – Grillo e Ingroia – preferiscono parlare di anticasta e antimafia. Sicché, non si vede come il voto di febbraio possa minimamente disturbare gli architetti del “massacro sociale”. Un piano che viene da lontano: addirittura, come rivela Imposimato, dal 1967.

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