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La figlia di Veltroni? Ma quali molestie: ha fatto la furbetta e ha incassato una valanga di soldi denunciando il suo ex capo (e fidanzato) per averle ostacolato (sic) la carriera dopo la fine della relazione

1. ATTENZIONE, CADUTA MITI DE’ SINISTRA: MARTINA VELTRONI HA DENUNCIATO IL SUO DIRETTORE A ”VICE”, TESTATA SIMBOLO DEI MILLENNIAL RADICAL CHIC, PER AVER ”FATTO DERAGLIARE LA SUA CARRIERA” DOPO LA FINE DELLA LORO ”RELAZIONE SESSUALE”. LUI NEGA VENDETTE
2. MA LA DENUNCIA, COME AL SOLITO, NON È STATA FATTA ALLA POLIZIA, BENSÌ AGLI AVVOCATI DELLA SOCIETÀ, CHE HA VERSATO UN LAUTO (E RISERVATO) RISARCIMENTO A VELTRONI JR
3. ”VICE” IN UN PRIMO MOMENTO AVEVA DIFESO IL DIRETTORE: ”MARTINA VELTRONI PROVA A TRASFORMARE UNA RELAZIONE CONSENSUALE COL SUO SUPERVISORE IN UNA MOLESTIA”
4. SOLO CHE POI È USCITO UN ARTICOLONE DEL ‘DAILY BEAST’ SUL CLIMA TOSSICO CHE SI RESPIRA NELL’ILLUMINATA REDAZIONE (COME DA CONTRATTO), E HA SILURATO MOJICA (E ALTRI). MOLESTIE A SINISTRA, PORTAFOGLIO A DESTRA: ANCHE LE PALADINE LIBERAL DI ”VICE”, TESTATA HIPSTER-COOL PER ECCELLENZA, INVECE DI DENUNCIARE ALLA POLIZIA HANNO PREFERITO INCASSARE RISARCIMENTI IN CAMBIO DEL SILENZIO

 

 

DAGONEWS – Stavolta tocca a Vice – colosso multimediale valutato 5,7 miliardi di dollari e considerato il simbolo dei new media in salsa millennial/hipster/de sinistra – finire nel pantano delle molestie sessuali, grazie a un articolo del New York Times. E come nel caso di Asia Argento, al centro di tutto c’è un nome che in America non dice molto, ma in Italia sì: Martina Veltroni, figlia di Walter, che ha incassato una somma “non specificata” dopo aver denunciato (agli avvocati dell’azienda, mica alla polizia) il suo direttore, Jason Mojica, che guidava la divisione documentari e con cui intratteneva una “relazione sessuale”.

Secondo la giovane Veltroni, che ha studiato cinema alla New York University, dopo la fine della loro storia Mojica ha “fatto deragliare la sua carriera a Vice“, tanto da costringerla a rivolgersi ai suoi avvocati.

GIULIA D'ALEMA E MARTINA VELTRONI INSIEME A NEW YORK

La società in una lettera aveva negato le accuse contro Mojica, sostenendo che Veltroni “stava provando a trasformare una desiderata e consensuale relazione sessuale con il suo supervisore in una causa per molestie”.

Peccato che dopo questo scambio epistolare tra avvocati, il 30 novembre scorso è uscito un articolone sul Daily Beast che raccontava per filo e per segno il clima tossico, maschilista e abusivo che si respira a Vice, e di colpo l’azienda ha cambiato atteggiamento, licenziando in tronco Mojica e altri dirigenti di primo piano, senza dargli spiegazioni, adducendo “comportamenti non in linea con le nostre policy, i nostri valori, e il modo in cui i colleghi dovrebbero lavorare insieme”.

Lui ha spiegato al New York Times di non essersi mai “vendicato contro Martina Veltroni” e di non aver partecipato ai negoziati con i suoi avvocati sulla somma che Vice ha versato alla ex dipendente.

Il New York Times ha poi pubblicato un estratto del contratto che deve firmare ogni collaboratore di Vice, nel quale è scritto, parola per parola:

 “Nonostante sia possibile che alcuni testi, immagini e informazioni con cui verrò in contatto durante il mio lavoro a Vice possano essere considerati da alcuni come offensivi, indecenti, violenti o inquietanti, io non considero tali testi, immagini o informazioni O L’AMBIENTE LAVORATIVO di VICE come offensivi, indecenti, violenti o inquietanti”.

E’ chiaro quindi che i legali della testata avessero provato a premunirsi davanti a eventuali cause legate al clima “cameratesco” che regnava nel mondo cazzone e spregiudicato di Shane Smith. Solo che quell’accordo era stato scritto prima del caso Weinstein, e ora è diventato carta straccia.

Non è chiaro quanto Martina Veltroni abbia ricevuto da Vice, ma la società in altre situazioni simili ha sganciato anche 135mila dollari in cambio del silenzio delle (tuttora presunte) vittime. Che lo fossero davvero forse non lo sapremo mai, perché hanno scelto la strada della transazione stragiudiziale invece di un processo con prove, testimoni ed eventuali condanne penali.

2. SCANDALO MOLESTIE TRAVOLGE ANCHE COLOSSO MEDIA VICE

 (ANSA) – Lo scandalo delle molestie sessuali continua a dilagare. L’ultima a esserne travolta e’ Vice, il colosso media da 6 miliardi di dollari che ha conquistato i Millenial con il suo stile aggressivo e innovativo. Secondo un’indagine condotta dal New York Times, il gruppo avrebbe raggiunto quattro patteggiamenti per risolvere le accuse di molestie. Fra questi quello di Martina Veltroni, la figlia dell’ex segretario del Pd ed ex dipendente di Vice, secondo la quale il suo capo di allora, Jason Mojica, si e’ vendicato contro di lei al termine di una loro relazione. I legali di Veltroni, in una lettera a Vice, hanno messo in evidenza come la carriera della loro assistita sia stata danneggiata dalla sua relazione con Mojica.

Gli avvocati del dirigente, ex capo di Vice News, hanno respinto le accuse, ma Mojica e’ stato licenziato il mese scorso “per non essere in linea con i valori” dell’azienda. Una cultura che l’indagine del New York Times dipinge come sessista: almeno 20 donne, fra i 20 e i 30 anni, hanno sperimentato o assistito a vari tipi di avance, inclusi ”baci non voluti, palpeggiamenti, commenti osceni e proposte per fare sesso”. La misoginia ”puo’ sembrare diversa da quella degli anni ’50, ma e’ ancora qui, e’ radicata” dichiara Kayla Ruble, dipendente di Vice dal 2014 al 2016, al New York Times. Nello scandalo è finito anche l’attuale presidente: Andrew Creighton ha pagato nel 2016 135.000 dollari a una ex dipendente che lo ha accusato di essere stata licenziata dopo aver rifiutato l’idea di una relazione.

”Abbiamo fallito come societa’ nel creare un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo dove tutti, soprattutto le donne, possano sentirsi rispettati” affermano i co-fondatori di Vice, Shane Smith e Suroosh Alvi. La societa’ da mesi cerca di affrontare e risolvere il problema delle molestie cercando di conciliare il suo passato, famoso per la copertura provocatoria della cultura streewear, con il fatto di essere diventato un colosso che ha come azionisti giganti quali Walt Dinsey e Fox. Lo ha fatto allontanando Mojica e licenziando altri tre dipendenti per violazione delle politiche sul luogo del lavoro. Ma dall’indagine del New York Times emerge che molto resta ancora da fare.

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