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L’anziano malato all’ospedale? Come lo riducono a Napoli: la foto scandalo che fa il giro del web

di Mariano Paolozzi per Libero

Ricoverato e abbandonato. «E allora perdi tutto, in primis la dignità» Antonio Romano ripercorre con lucidità e sobrietà la triste vicenda che l’ ha visto coinvolto al pronto soccorso dell’ ospedale Cardarelli di Napoli: da lunedì pomeriggio a martedì mattina lasciato a se stesso su una seggiolina a rotelle in un corridoio freddo, senza coperte e solo una flebo a tenergli compagnia. «Per chiarezza: ritengo che al personale sanitario ci sia poco da addebitare, viste le condizioni in cui è chiamato ad operare. Le critiche non sono rivolte a loro, ma ad un sistema “malato”. Veniamo privati sempre più del diritto alla salute, costituzionalmente sancito».

Nonostante il malore e la dura prova a cui è stato sottoposto, questo signore di quasi 70 anni è tranquillo, ricostruisce tutto senza sbavature, con grande onestà intellettuale grazie anche all’ esperienza trentennale di giornalista. «Tornando all’ episodio, il massimo della decadenza lo si tocca al pronto soccorso. L’ Obi (osservazione breve intensiva) è pieno di letti e barelle, più del doppio di quante dovrebbero essercene. È un grande parcheggio di malati. C’ è anche l’ anticamera, quello delle foto per capirci, con altri pazienti adagiati su altre barelle e alcuni, come me, su una “comoda” sedia. In corridoio».

 

 

Sembra uno scenario dantesco, fatto di gironi d’ attraversare: dall’ inferno, passando per il purgatorio fino ad arrivare al paradiso, cioè i reparti. «Ma anche nello stesso reparto, hai la sensazione di trovarti in un lazzaretto di manzoniana memoria», via via che s’ addentra nella ricostruzione, la tensione emotiva aumenta esponenzialmente. «E allora perdi tutto, in primis la dignità. I lavoratori sono allo stremo. Nulla contro di loro, se non tenerezza, perché in questo avamposto dei disperati sono per lo più giovani». Già, avamposto di disperati, in cui non si capisce più se i nemici da combattere siano le malattie o i malati.
Ma tant’ è. Intanto siamo a novembre, l’ inverno s’ avvicina e le temperature calano drasticamente. «Quando preso dalla morsa del freddo chiedi una coperta, poco importa il tono con cui ti rispondono, come ti dicono che non ne hanno. Devi tenerti il freddo e basta. Nonostante lo sentissi fino alle ossa, ho rifiutato fino alle cinque del mattino il soprabito che mia figlia mi voleva cedere». La figlia Romina Romano è rimasta con il papà Antonio per tutto il tempo, dalle 17,45 di lunedì fino all’ ora di pranzo del giorno successivo.

«A proposito, in piedi. Mia figlia per una dozzina di ore è stata vicino a me in piedi, nemmeno una sedia. Ho visto in lei San Martino, anzi ha fatto meglio del Santo, perchè non mi ha dato solo la metà, ma tutto il suo mantello». All’ altro figlio, Daniele, è stato affidato il compito di denunciare a mezzo Facebook la vicenda.

«Che la mia foto facesse il giro del web non me l’ aspettavo. Il clamore, la partecipazione emotiva che ne è seguita mi rincuora». Non tentenna e non perde l’ ottimismo, nonostante tutto: «Sono venute alla luce storie personali più o meno gravi legate ai ricoveri e alla degenze ospedaliere». In poche parole, la sua vicenda non è solo sua, ma anche quella di tanti altri donne e uomini che hanno subito drammi simili.

Nonostante tutto, nonostante sia complicato e complesso raccontare queste cose, Antonio Romano non perde l’ ottimismo. «Io vorrei che questo episodio, che temo non sia stato il primo e purtroppo neanche l’ ultimo, possa servire non per sfogarci o per indignarci, ma per dare vita ad una presa di coscienza che si deve cambiare».

Trova addirittura il tempo per parlare di una caso di buona sanità. Proprio al Cardarelli, proprio su se stesso: «Io a febbraio di quest’ anno ho avuto un infarto, e devo la vita ai medici dell’ ospedale. Durante la degenza sono stato sempre amorevolmente sostenuto dal personale infermeristico». Per lui la questione è amministrativa e politica, e non legata al personale. Anzi, molte eccellenze rischiano di non emergere proprio a causa di una cattiva gestione della sanità pubblica.

In conclusione, un monito e un accorato appello: «Ripeto, ad ampio raggio è la politica che deve consentire a chi paga le tasse di poter essere curato come si deve. È invece compito delle autorità regionali eliminare l’ Obi, che è di fatto l’ area di parcheggio a cui sono costretti gli “aspiranti al ricovero” e avviarli ai reparti opportuni». Siamo lontani anni luce dal «mai più barelle» promesso dal presidente Vincenzo De Luca in ormai due anni fa.

 

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