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IL SONDAGGIO CHE CANCELLA 20 ANNI DI STORIA ITALIANA: RENZI E SILVIO? DIMENTICATELI

La Prima Repubblica è stata l’era dei “partiti di massa”. La Seconda Repubblica ha visto affermarsi la “democrazia del leader”. Non è chiaro se stiamo entrando nella Terza, come sotto sotto sperava Renzi, ma di sicuro stiamo per assistere a un ribaltone politico epocale. Secondo i sondaggi in mano a Ilvo Diamanti per Repubblica, quando si voterà nel 2018 le urne consegneranno alla storia un verdetto per certi versi drammatico: non solo, a oggi, sembrerebbe non esserci né un vincitore né una maggioranza possibile, ma potrebbero sancire proprio la “fine dei leader” e dei partiti personali.

Non solo Forza Italia e Silvio Berlusconi, ma anche il Pd trasformatosi ormai nel Partito di Renzi, la Lega Nord (“Il partito che più degli altri riflette il modello tradizionale del partito di massa“, sottolinea Diamanti) fortemente personalizzata dal segretario Matteo Salvini. “Ma lo stesso non-partito per (auto)definizione, il M5s – prosegue il sondaggista su Repubblica – resta impensabile senza Beppe Grillo. Il proprietario legale del marchio. Ma, soprattutto, il centro di gravità permanente di un universo (non) politico sparso. Sul territorio e nella rete”.

Il sondaggio cui fa riferimento Diamanti non è la classica rilevazione sui partiti ma una “Mappa delle Parole” per comprendere lo spazio occupato dalle parole della politica. “I leader non sono più davanti e sopra ai partiti. Non ne costituiscono più la bandiera. Almeno, i porta-bandiera. Solo Salvini, negli ultimi anni, è risalito, rispetto alla Lega. E oggi la affianca, senza, però, sovrastarla”. Sorprendente la percezione del Pd, “che appare ai cittadini (intervistati) maggiormente gradito – e proiettato nel futuro – del proprio leader, Matteo Renzi”. Il segretario ha subito “un forte arretramento” e oggi “è, scivolato sotto al Pd. Lo stesso discorso vale per Grillo, che si pone all’ombra del M5s (almeno nella raffigurazione sociale). Ma riguarda, soprattutto, Berlusconi. L’inventore del partito personale, anch’egli sopravanzato da FI”.

Cadono i capi, tornano i partiti. “Non per caso, il leader attualmente – e largamente – più apprezzato fra tutti risulta Paolo Gentiloni. Capo del governo, ma non capo-partito. E, per stile di comunicazione e di azione, in fondo, neppure un Capo”. Forse perché a differenza loro il premier è sobrio: “La loro esuberanza, nella vita pubblica e sui media, ha suscitato stanchezza. Soprattutto di fronte all’aggravarsi dei problemi economici e sociali. Al diffondersi dell’insicurezza sociale e della sfiducia verso le istituzioni”. Il rovescio della medaglia è che proprio per questo “è lecito immaginare che sia difficile, su queste basi, costruire governi solidi. Di lunga durata. L’affermarsi di un partito im-personale e s-radicato disegna, infatti, un futuro politico senza volto. Così ogni alleanza e ogni coalizione risulta instabile”.

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